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Chi è che non vorrebbe andare a casa dell’Elisabetta il secondo sabato del mese per il tè?
Tutte.
Tutte ci vorrebbero andare.
Io ho sentito dire che ci va la Virginia.
Però mi ha telefonato la Maria e questa volta è stata invitata pure lei.
È il mio sogno da sempre poter andare a casa dell’Elisabetta.
Pare che lì vengano fuori certi segreti.
Ma non i soliti segreti.
Rivelazioni.
Di quelle che ti aprono la mente.
Di quelle che una volta che le sai sei pronto a tutto.
Quando esci da lì sei più bella.
Più intelligente.
Più sicura di te.
Non so spiegarlo.
Ho sentito dire che una signora una volta sia entrata da quella porta infelice.
Dopo qualche ora l’hanno vista sotto i portici della chiesa.
Felicemente accompagnata.
Capite di cosa sto parlando?
Si parla addirittura di miracoli.
Un caro signore che conosco da tempo è entrato col bastone.
È uscito correndo.
Incredibile.
Non so cosa succeda esattamente a casa dell’Elisabetta.
Ma qualcosa succede.
Questo è certo.
Pensavo di non avere nessuna speranza.
Poi la Maria mi ha detto
se mi fai trovare la casa bella lucida ti porto con me.
Ho pulito tutto.
Anche quello che non era sporco.
Avrei usato anche la lingua.
E così il secondo sabato del mese sono andata anch’io a casa dell’Elisabetta.
Non facevo parte del gruppo in senso stretto.
Ma c’ero.
Mi avevano spiegato che era un ruolo importante preparare il tè e lavare le tazze.
Ma potevo restare in seconda fila.
E avevano ragione loro.
Mi sentivo importante.
Molto.
Sentivo tutto.
E quindi per me era praticamente la stessa cosa.
E ne è valsa la pena.
La Maria ha raccontato di essere stata dall’estetista.
Dice che le hanno tolto talmente tante cose che quando è tornata a casa pesava mezzo chilo in meno.
E aveva mangiato tutto quello che voleva.
Senza trattenersi.
La Virginia sosteneva che fosse impossibile.
La Maria sosteneva che la bilancia non mente.
La discussione è andata avanti parecchio.
E io ho imparato tanto.
Poi ha preso la parola una signora che non avevo mai visto.
Portava un cappello di paglia nero e un rossetto rosso che si vedeva da lontano.
Quando ha iniziato a parlare si sono ammutolite tutte.
Il silenzio era doveroso.
Poi ci ha mostrato come riconoscere e attirare un uomo benestante.
Finalmente qualcosa di pratico.
E vi anticipo già che non è una cosa semplice.
Ci vuole studio.
Tanto studio.
Inclinando la testa in un certo modo.
Posando lo sguardo per creare una leggera incurvatura dell’occhio.
Fino ad arrivare a un minimo strabismo di Venere.
Socchiudendo le labbra.
Accennando un sorriso che deve essere sempre compreso tra i tre e i quattro millimetri.
Non uno di più.
Sto raccontando roba forte, eh.
Qua non si scherza.
Le altre annuivano.
Io ho capito subito che per diventare ricca mi mancava ancora un po’ di preparazione.
Poi si è parlato di uomini.
E su questo erano tutte d’accordo.
Bisogna sempre guardare il polso.
Loro parlavano degli orologi.
Io non capivo.
Non capivo se sotto ci fosse scritto qualcosa.
O se bisogna semplicemente guardare che ora è.
Forse dipende dall’orologio.
Sono stata molto fortunata a poter partecipare a quest’incontro.
La prima cosa che ho capito è che le cose vanno fatte a una certa ora.
E il polso non mente.
Poi ho capito che se voglio diventare ricca mi basterà comprare pochi accessori e fare pratica.
Alla faccia di tutti quelli che lavorano dodici ore al giorno.
E poi ho capito il senso dell’amicizia.
Dove tutte siamo uguali.
Non esistono classi sociali.
Ci si vuole bene allo stesso modo
Auguro a tutti di poter andare un giorno a casa dell'Elisabetta.